Simona Turbanti 
Università di Pisa - Università degli studi di Milano

La “tenda” delle digital humanities come spazio di sviluppo per le biblioteche

 

Da tempo il contesto sociale in cui le biblioteche si collocano è ampio e non facilmente circoscrivibile. Sul futuro delle biblioteche, oltre che del libro, si sono soffermati molti studiosi  evidenziandone, da una parte, il ruolo più tradizionale di custodi e mediatrici della conoscenza e sottolineando, dall’altra, la dimensione sociale  e l’essere “luogo terzo”. Le due visioni non si pongono in contraddizione e la cosiddetta “biblioteconomia sociale” coesiste con la disciplina considerata sotto altre prospettive, nello stesso modo in cui l’ebook affianca il volume a stampa.

A questo panorama in divenire si sono sovrapposti i cambiamenti nella vita quotidiana, avvenuti nell’ultimo anno e mezzo in conseguenza delle misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 che hanno investito, inevitabilmente, anche le biblioteche e le istituzioni culturali di tutto il mondo. Il digitale ha accentuato la propria centralità garantendo la possibilità di continuità nell’elargizione di molti servizi agli utenti; in quasi tutte le biblioteche si è assistito, infatti, al potenziamento e/o alla pianificazione e realizzazione di strutture e interfacce in grado di rispondere al maggior numero di richieste possibile. Va detto, peraltro, che in questo passaggio, le biblioteche sono risultate più agevolate di altre strutture pubbliche e private, in quanto già saldamente presenti in rete con piattaforme online e servizi erogati a distanza.

Superata, come ci auguriamo, la fase di emergenza, con la consapevolezza che sarebbe antieconomico azzerare gli ulteriori passi fatti nella dimensione digitale, può essere ora il momento per individuare nuovi spazi e modi di azione per le biblioteche (e non solo per loro). Ecco allora che la big tent delle digital humanities rappresenta l’ambiente, “liquido” per natura, nel quale le biblioteche possono sviluppare, ampliare, riprogettare attività, senza però che questa apertura si trasformi né in un atteggiamento controproducente di rinnegamento o snaturamento delle proprie funzioni né in un tentativo di ‘scimmiottare’ soggetti dotati di caratteristiche e compiti diversi.

Simona Turbanti è dottore di ricerca in Scienze documentarie, linguistiche e letterarie presso la Sapienza Università di Roma, è attualmente in servizio presso il Sistema bibliotecario dell’Università di Pisa e docente a contratto presso l’Università di Pisa, l’Università degli studi di Milano e la Sapienza Università di Roma. Si occupa di teoria e tecniche della catalogazione e dei cataloghi, di comunicazione scientifica, bibliometria, altmetrics e digital humanities.