Rossana Morriello

Servizio Programmazione Sviluppo e Qualità, Politecnico di Torino

Le biblioteche per il Bene Comune: verso un nuovo Umanesimo

Noam Chomsky nel suo discorso sul Bene Comune individua le biblioteche come uno degli esempi di strutture sociali importanti poiché rivolte a tutti e non soltanto alle classi benestanti e colte, in grado quindi di offrire un’opportunità per colmare i divari sociali e culturali. Nella società contemporanea, fondata sul modello del capitalismo sociale, le biblioteche sono tra le poche istituzioni che incarnano il concetto di Bene Comune. Le origini del concetto si collocano nell’antica Grecia - per Aristotele il bene comune era l’obiettivo della democrazia - poi per molti secoli il dibattito sul Bene Comune è stato marginalizzato. A partire dalla seconda metà del XX secolo il tema è tornato ad essere centrale nelle riflessioni rivolte a prefigurare un modello alternativo al capitalismo sociale imperante, i cui effetti in termini di diseguaglianze sono traslati, e a volte esasperati, nel mondo digitale. Tale modello alternativo è basato sulla cooperazione, sul rafforzamento delle relazioni all’interno di comunità solide, sulla capacità degli individui di costruire nuove regole per una società sostenibile e verso un nuovo Umanesimo che riporti al centro i valori umani fondamentali.
Le biblioteche sono esse stesse beni comuni materiali in quanto servizio di pubblica utilità, ma sono anche custodi di un bene comune immateriale, la conoscenza, come accumulata nel corso della storia dell’umanità e depositata su supporti analogici e digitali. Per il tramite delle biblioteche, la comunità, senza alcuna forma di discriminazione, può accedere al patrimonio di conoscenza che gli è proprio, in quanto bene comune. La sfida per le biblioteche è oggi continuare a salvaguardare il bene comune della conoscenza, contribuendo a mantenere le comunità coese e solide, garantendo un accesso alla conoscenza aperto, inclusivo, sostenibile, in qualsiasi formato si presenti, e soprattutto contrastando le limitazioni al carattere pubblico della conoscenza che il digitale spesso introduce.

Rossana Morriello lavora come funzionaria di biblioteca al Politecnico di Torino dove si occupa di supporto alla valutazione della ricerca presso l’Area Programmazione Sviluppo e Qualità. In precedenza ha lavorato presso i sistemi bibliotecari di ateneo del Politecnico di Torino e dell'Università Ca' Foscari di Venezia, occupandosi negli anni di catalogazione, reference, comunicazione e formazione, e dell’acquisizione e gestione delle risorse digitali. È autrice di oltre cento pubblicazioni, tra cui il recente volume "Le raccolte bibliotecarie digitali nella società dei dati" (Editrice Bibliografica, 2020). È stata docente in numerosi corsi di formazione professionale e seminari universitari. Fa parte del comitato scientifico delle riviste “Biblioteche oggi”, “Biblioteche oggi Trends” e “Against the Grain”. È membro dell’Osservatorio Biblioteche e sviluppo sostenibile dell’Associazione Italiana Biblioteche, componente eletta della Sezione IFLA Environment Sustainability and Libraries (ENSULIB) e membro del Gruppo ELSIA (Expert Group European Libraries and Sustainable Development Implementation and Assessment) di EBLIDA. Laureata in Archivistica e biblioteconomia a Venezia e in Lingue e letterature straniere a Torino, dottore di ricerca in Scienze documentarie, linguistiche e letterarie alla Sapienza Università di Roma.
Pagina web personale http://staff.polito.it/rossana.morriello
Linkedin https://www.linkedin.com/in/roxmore