Antonella Agnoli

Consulente bibliotecaria

Progettare la biblioteca insieme ai cittadini

Se c’è oggi un compito urgente per tutti gli operatori della cultura è quello di far emergere l'intelligenza collettiva troppo spesso mortificata dalla politica e dalla burocrazia. Per fortuna oggi le pratiche di coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni pubbliche sono sempre più diffuse anche se non sempre efficaci.
È necessario costruire luoghi appropriati di dibattito, interagire in contesti di dialogo basati sulle regole del confronto creativo: in questo tipo di processi i cittadini sono felici di dare il loro contributo, di sentirsi coinvolti e partecipi. Per le istituzioni e gli operatori che li promuovono sono fonte di creatività, di espressione di bisogni essenziali, di dialogo e di collaborazione nella ricerca di soluzioni, spesso inedite, efficienti, gradite.
Questo richiede una politica ma soprattutto una pubblica amministrazione che non escluda, aperta al dialogo, dialogante, concreta, non chiusa nella difesa di procedure ossificate, mal concepite, talvolta insensate. Al contrario, le regole di funzionamento della biblioteca possono sicuramente diventare un terreno di confronto e lavoro con i cittadini. Molte esperienze ci dicono che gran parte dei successi e degli insuccessi delle politiche pubbliche amministrazioni stanno proprio nella capacità o incapacità di collaborazione fruttuosa con i cittadini, che dipende soprattutto nella sburocratizzazione della pubblica amministrazione.
Nessuno vuole passare dal pubblico al privato, nessuno vuole delegare responsabilità politiche, ma ormai è veramente necessario dare spazio ai cittadini e consentire loro di affermare un ruolo nella costruzione di nuove forme di democrazia.
Oggi senza un’amministrazione inclusiva e capace di dialogo non è possibile migliorare nessun servizio pubblico: dai trasporti alla riqualificazione di una piazza, dalla costruzione alla riprogettazione di una biblioteca, dal recupero di un edificio abbandonato alla cura di un territorio. Questo può avvenire soltanto attraverso un processo di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini, possibilmente non limitato solo alla fase del pre-progetto ma portato avanti nel tempo fino ad arrivare a forme di gestione co-partecipata.
Dobbiamo pensare alle biblioteche come luoghi dove tessere relazioni, dove riflettere su quale servizio è necessario in quella comunità. Il modello di biblioteche basate sui servizi uguali per tutti è superato: abbiamo bisogno di nuovi approcci, di servizi personalizzati, perché prossimità è qualità della vita, qualità delle relazioni umane. Lavorare con la comunità significa essere consapevoli delle diversità, ancora più accentuate dalla pandemia, dagli accessi on line, della digitalizzazione della pubblica amministrazione. Il Covid-19 ha costretto tutti a immaginare modi nuovi di gestione dei nostri servizi. Abbiamo reagito inventandoci servizi che hanno interagito con le singole persone. Ora dobbiamo non disperdere questo capitale di relazioni positive e trasformarle in un coinvolgimento della comunità nel ripensare i servizi bibliotecari: ne parleremo attraverso alcune esperienze italiane e straniere.

Antonella Agnoli, per alcuni anni responsabile della Biblioteca di Spinea (VE), ha in seguito svolto come libera professionista il ruolo di consulente per la realizzazione di biblioteche di nuova concezione in diverse regioni, collaborando con bibliotecari, architetti, amministratori. Già assessore alla cultura, creatività, valorizzazione del patrimonio culturale del Comune di Lecce, ex membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici del Mibact, ha fatto parte del CdA dell’Istituzione biblioteche del Comune di Bologna. Tra le sue pubblicazioni: "La biblioteca per ragazzi" (AIB 1999), "Le piazze del sapere" (Laterza 2009), "Caro Sindaco, parliamo di biblioteche" (Bibliografica 2011), "La biblioteca che vorrei" (Bibliografica 2013), "Un viaggio fra le biblioteche italiane" (ANCI 2016).